Le nuove startup all’italiana hanno secoli di storia. E sono molto lontane dai colossi dell’hi-tech e dagli unicorni globali concentrati in modo particolare in alcune aree specifiche del pianeta, dalla Silicon Valley americana ai grattacieli israeliani di Tel Aviv. Le nuove startup all’italiana in pratica affondano il loro business nella conoscenza, nella competenza, nei saperi che si tramandano di generazione in generazione. Di più. Le nuove startup all’italiana sanno contaminare la tradizionecon l’innovazione, provando a fare qualcosa che ha sempre reso l’Italia un’eccellenza: innestare idee geniali, intuizioni “wow” con la capacità di fare impresa nei vari territori, in quelli che un tempo erano distretti del “fare” e che oggi cambiano pelle, trasformandosi in reticolari, connessi, glocali.

Queste nuove startup all’italiana sono piccole e medie imprese, realtà del tessuto manifatturiero, espressione dell’artigianato diffuso che scala interesse e fatturato e che ci posiziona in ogni angolo del mondo. Venticinque di loro sono state protagoniste alla Camera dei Deputati del nuovo Wwworkers Camp 2017, tutto incentrato sui worktrends, ovvero sulle tendenze del lavoro del domani.

Una di queste era Armonie Alimentari Srl, con le sue Parmonie.

Ecco cosa scrive Giampaolo Colletti, giornalista de Il Sole 24 Ore, commentando l’evento.

“La ricetta vincente di questi startupper tra tradizione e innovazione sta anche nel forno di un paese emiliano e in due generazioni che hanno deciso di fare business insieme. Siamo a Bibbiano, paese di diecimila anime nelle prime colline emiliane e culla del parmigiano reggiano. La ricetta di questo business – approdata persino a New York, riscuotendo successo tra i palati più sopraffini – è composta dall’elemento cardine della terra emiliana, il parmigiano reggiano stagionato a ventiquattro mesi, assemblato con olio di oliva e farina del territorio. “Questi tre semplici ingredienti sono il composto delle nostre sfoglie chiamate Parmonie: gli elementi vengono amalgamati e cotti in forno, senza conservanti o lattosio e con proprietà nutritive importanti. Così il parmigiano acquista una chiave più delicata, simile ad una patatina”, racconta Gabriele Menozzi, 22enne emiliano laureato in marketing internazionale e co-fondatore di Parmonie.

L’attività è nata seguendo la ricetta pensata da Remo Bronzoni, sessantenne fornaio del paese. Impresa attiva da due anni e a chilometro zero, quella di Remo e Gabriele: lo stabilimento si trova nella loro Bibbiano, dà lavoro a otto persone in uno spazio di 1400 metri quadrati, producendo 500 chili al giorno per un mercato anche internazionale . “I macchinari sono stati fatti su misura da un ingegnere del paese”, precisa Gabriele.”

Giampaolo Colletti

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